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02/04/2008

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SILENZIO… PARLA IL TAR!

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SILENZIO… PARLA IL TAR! Facile parafrasare la vecchia pubblicità di un pastificio che passava spesso in tivù anni fa. Non altrettanto semplice sbrogliare il bandolo della matassa di un Ente Parco che sa chi lo dirige, adesso, ma non sa chi lo dirigerà dopo che il tribunale avrà emanato la sua sentenza. Il destituito Giandiego Gatta ha deciso infatti di presentare ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale ed è sicuro di tornare a sedere in quella poltrona dalla quale lo ha scardinato l’ex ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio. Ma, intanto, il suo successore, il sammarchese “Verde” Ciro Pignatelli - commissario straordinario chiamato a ricoprirne la carica fino ad agosto, responsabile della segreteria dell’ex (quanti ex!) sottosegretario Piatti - che fa?
Si è insediato e lavora. Ha cominciato subito, appena tre giorni dopo il suo arrivo a Montesantangelo, ha fissato i paletti delle sue strategie - Piano del Parco, Piano Antincendi, Dialogo apertissimo con tutti gli interessati, nessuno escluso – e… ha incamerato la prima delusione: il giorno della riunione numero uno, utile a mettere sul tavolo gli assi di una partita difficilissima, invece di trovare la stanza dei bottoni piena di sindaci e delegati ha stretto la mano a cinque persone solamente: i rappresentanti di Carpino, Mattinata, Rignano, Rodi e Vieste! Praticamente a “nessuno”, se si pensa a tutti gli altri che hanno abbozzato. Assenteismo o protesta? Semplice coincidenza di impegni incrociati o partito preso? Nell’un caso e nell’altro, non riteniamo che il Comune di San Giovanni Rotondo (attualmente commissariato) non sia interessato ad avanzare da subito il suo problema più “grosso”: il ventilato scippo di “Aurea”, la sua Bit religiosa, o il Comune di Peschici non abbia necessità di cercare alleanze in un periodo che segnerà la sua storia turistica; e quello di Vico (con annessa frazione marina di San Menaio) non senta il bisogno di avere qualcuno vicino per risolvere il problema del suo impianto d’illuminazione pubblica obsoleto, mezzo disastrato e fatiscente, o quello di Rodi non reputi più giusto rimanere nell’Ente per dare una mano dall’interno alla sua buona gestione invece di minacciare lo scisma.
Ma torniamo al SILENZIO, PARLA… Gatta è ricorso agli avvocati e ha dichiarato che adesso canteranno le carte, poi s’è messo alla finestra ad assistere agli scontri Matteoli v/s Pecoraro Scanio, Bordo v/s Tatarella, Verdi v/s Comitati e altri di minore spessore, godendo dei “pro” e storcendo il muso ai “contro”. Ha rilasciato interviste a destra e a manca, e non ha digerito attacchi e silurazione, non ha ingoiato il rospo insomma. E noi? Cosa facciamo noi che assistiamo impotenti alle serie di “querelle”; noi che abbiamo il nostro quotidiano bel da fare per sbarcare il lunario, fare il pieno di benzina, comprare pane e latte, lottare contro il carovita e l’inflazione e la recessione e che Dio ce ne scampi e liberi, e non possiamo perdere tempo con le lotte di potere; noi che siamo stanchi, debilitati da un andazzo che non trova soluzione; noi che ci affacciamo sulla veranda e invece di perdere gli occhi nella “aleppeta” che ce li riempiva siamo costretti a recitare un “de profundis” inginocchiati davanti a un cimitero di scheletri; noi che non vogliamo essere distratti dalle chiacchiere e tentiamo con le lacrime che ci offuscano la vista di allontanare dalle aree bruciate pecore e mucche che straziano i germogli di pino (ne abbiamo contati a centinaia) decisi a diventare ciò che non riusciremo mai a vedere, tanti sono gli anni che dovranno passare, e stroncati invece da avide mascelle sul nascere del loro disperato tentativo; noi che abbiamo eletto i nostri rappresentanti al governo delle città e non riceviamo che pugni in faccia e calci nel sedere perché sono troppo impegnati per onorare della loro presenza una riunione; noi, cosa dobbiamo fare, come dobbiamo comportarci? Cosa c’è di più importante di un Piano del Parco o di un Piano Antincendio in vista di una stagione che Bertolaso ha già anticipato potrebbe essere più nera del 2007 (specie dopo lo scippo di 50 milioni di euro che non permetterà ai Canadair di rifornirsi di carburante)?
Ebbene, a noi, dei Gatta di destra o di sinistra, dei Pignatelli di sinistra o di destra, dei sindaci assenteisti o “protestanti”, delle beghe, dei battibecchi, delle dispute, delle diaspore, delle contese, dei ricorsi, dei Tar, delle poltrone, delle stanze dei bottoni, “non ce ne può fregà de’ meno”, dicono a Roma, fintanto che le cose andranno come sono sempre andate e come non s’è perso l’abitudine di farle andare. A noi sta a cuore che gli ettari di pinete d’Aleppo rimaste continuino a restare lì dove madre natura ha deciso, che la gente non rischi di cadere per terra perché gli hanno sfilato la sedia di casa da sotto il culo, che gli onesti facciano crescere i loro figli augurandosi per loro un futuro, che chi ha rischiato in proprio capitali e vita non si ritrovi a mendicare agli angoli delle strade o vicino ai portoni delle chiese.
Duecendo milioni di anni fa il Gargano era tutto una foresta e i quattro dinosauri erbivori che l’attraversavano non erano pericolosi quanto le vacche di oggi, anzi servivano a mantenere gli equilibri. Basteranno duecento mesi per tornare a godere un Promontorio che ha diluito la sua immagine nei fuochi e nelle polemiche? Se lodevole è la recente pulizia delle pareti rocciose da chiodi e catene di arrampicatori selvaggi che hanno sloggiato flora (inula candida, vedovina di Dallaporta, campanula garganica) e fauna (falco lanario, gheppio, gufo reale, capovaccaio, corvo imperiale) che di quelle avevano fatto per millenni la loro casa, altrettanto non può dirsi di chi manifesti e dimostri poca lungimiranza politica, e permetterà – ci scommettiamo? - il ritorno nelle case dei falchi agli abusivi delle arrampicate sportive.
Non se ne può più. E’ arrivato il momento di dire “basta”. Questo dice la gente. Basta coi giochi di potere, basta col “chi sei tu e chi sono io”, basta con gli slogan prefabbricati, basta con le promesse mai mantenute, basta coi programmi mancati, basta coi soldi persi, basta coi finanziamenti sfumati, basta con la burocrazia pigra e sciattona che per sottoscrivere un documento ti fa aspettare mesi, basta con le cinquecentesche Torri spagnole che “sdrupano” e vanno in malora, basta con Abazie e chiese che cadono a pezzi, basta con Musei Virtuali che non si riesce a concretare, basta con le case che nascono come funghi e i centri storici muoiono d’inedia. Esistono beni superiori sopravvissuti a milioni o centinaia di anni che vanno salvaguardati e protetti, perché senza di loro – che sono il nostro passato – oggi non staremmo qui a dire “basta”, che non possono attendere una sentenza o il consumarsi di una vendetta, una pratica istruita come si deve o la manna dal cielo.
Un vecchio amico giornalista, Franco Sorrentino, usava nelle sue seguitissime rubriche televisive un intercalare diventato famoso: “Si può fare ‘sta vita?” Poi si rispondeva, con amarezza: “Si può, si può…” Noi ci permettiamo di aggiungere: “Sì, si può… ma fino a quando?” -
PIERO GIANNINI

 GARGANO NUOVO - marzo

 

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