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18/05/2009

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CRONACA DI UN PERCORSO INDIMENTICABILE

Clicca per Ingrandire Un pullman di gitanti di Peschici, organizzato dalla locale Associazione Culturale “Punto di Stella” promotrice dell’iniziativa (alla sua quinta “uscita”, e non ha ancora compiuto un anno di vita), ha raggiunto due centri sui Monti Dauni che si stagliano alti sul Tavoliere. Prima tappa, Bovino (altitudine 647 mt.), circondata da colline coperte a tappeto di ginestre di recente fioritura, nuvole di giallo profumo, e sterminate chiazze di papaveri. Un formidabile colpo d’occhio.

Il gruppo ha attraversato il vasto centro storico medievale - uno dei cento “Borghi più belli d’Italia (foto del titolo, visione parziale; ndr) - raggiungendo la Cattedrale dell’antica Diocesi dedicata a S. Maria Assunta. Dichiarata “monumento nazionale” il 1890 per l’interesse di stratificazioni di elementi di storia antica (romanica la sua edificazione, 8° secolo), la si legge per intero nei materiali di “recupero” incastonati nella “fabbrica” (foto 1 sotto), ampliata nel 13° secolo dall’architetto originario della Gallia, “mastro Zano”, che vi introdusse elementi di stile gotico transalpino.

La guida, messa a disposizione dal Distretto Culturale “Daunia Vetus” (il cui responsabile marketing, Antonio Gelormini, ringraziamo per la preziosa collaborazione), ha quindi condotto il gruppo al Museo del Castello, ripetutamente danneggiato dai conquistatori e riedificato, benché assolvesse a una funzione di avvistamento più che di difesa (foto 2-3-4-5). Con professionalità e perfetta conoscenza, ha narrato la storia dei cimeli custoditi nelle belle sale dell’antico Palazzo, abitato dal ceppo nobiliare spagnolo dei Guevara (duchi del Feudo di Bovino dal 1564), importante famiglia del fastoso Regno di Napoli di cui Bovino era centro privilegiato.

Privilegiato ma anche famoso. Infatti, al di sotto delle sue mura si estende il famigerato Vallo dei Briganti, una gola resa impervia al tempo da una fitta boscaglia, unica “via consolare” tra Napoli e la Puglia. La storia della Diocesi è ben documentata dagli argenti e dai numerosi reliquiari che conservano ancora le vestigia dell’antica fede. Nella Cappella del Palazzo gentilizio, tuttora consacrata, è conservata una spina della corona del martirio di Nostro Signore.

Seconda tappa del viaggio, Troia (altitudine 439 mt.), a un quarto d’ora di pullman da Bovino. Dopo un “familiare” pranzo tipico nel ristorante “D’Avalos” (foto 6), gestito da uno chef dalla fisionomia spagnolesca padre di sedici figli e dalla simpaticissima moglie… Elena, nel primo pomeriggio i partecipanti hanno potuto degustare il vino “Di-vino”, il rinomato Nero di Troia, nella freschissima cantina sotterranea (foto 7), accolti dall’ospitale proprietario-“vignaiolo”, Mario Ciarmoli.

Più tardi il gruppo, atteso da esperte guide, si è immerso in un autentico bagno di arte e spiritualità lasciandosi fagocitare dall’imponente Cattedrale Romanica (foto 8), impreziosita da colonne dai meravigliosi capitelli e da un ambone ricco di storia e di “segni”. La superba facciata, sormontata dall’ormai “famoso” Rosone (foto 9), è anche resa illustre dalle porte di bronzo firmate e realizzate dal maestro Oderisio agli inizi del 1100. Nel bronzo, dai colori ossidati, spiccano otto teste di leone con battaglio stretto fra i denti e due draghi che sembrano sul punto di alzarsi in volo.

La dott.ssa Anna Martino, bibliotecaria dell’annesso Museo, ha quindi condotto gli interessati membri del gruppo all’interno delle sale diocesane divenute un polo museale di prima grandezza. Fra busti di papi, ostensori e “argenterie”, brillantemente illustrati dalla preparatissima guida, gli occhi e le anime di tutti sono stati rapiti dalla visione degli “oggetti” raccolti nell’ultima sala visitata: gli “Exultet”!

Frutto della sintesi vitale tra elementi bizantini e longobardi, gli Exultet - realizzati nel Meridione d’Italia intorno all’anno Mille - sono rotoli di pergamena riccamente illustrati con numerose miniature colorate e dorate. Su di essi si alternano sezioni testuali ad altre iconografiche. In Puglia se ne conservano sette dei trentadue rimasti integri finora: tre custoditi nel Museo della Cattedrale di Troia, gli altri quattro esposti nel Museo della Cattedrale di Bari.

“Exultet” è la prima parola con cui comincia la preghiera di benedizione del cero pasquale, letta sulla pergamena dal diacono dall’alto dall’ambone dopo averla srotolata davanti ai fedeli, nella veglia della notte di Pasqua: “Exultet iam angelica turba coelorum” (Esulti ormai l’angelica turba dei cieli). Quindi “Exultet” è una esortazione alla gioia posta a inizio del canto liturgico che annuncia il mistero della Redenzione, denominato “praeconium paschale”.

Le immagini servivano a illustrare la preghiera con episodi del Vecchio e Nuovo Testamento, “istantanee” della società contemporanea per la presenza di ritratti di papi, imperatori e vescovi oltre che di signori locali. Tali rotoli, lunghi e stretti, erano lasciati appesi anche dopo la cerimonia e assolvevano alla funzione di veri e propri mezzi informazione ed educazione religiosa.

Il museo è dotato di un allestimento che si avvale delle più moderne tecniche espositive, cosicché i visitatori - percorrendolo - possono scandire le meravigliose sequenze del tempo storico e morale trascorso dagli antichi abitatori del luogo. Vediamone alcuni dettagli che maggiormente ci hanno colpito. Nella sala degli “argenti napoletani” (seconda metà del 17° secolo-prima metà del 18°) sono esposti i cinque busti dei Santi Patroni della città di Troia: Sant’Eleuterio vescovo e martire, e San Ponziano Papa realizzati da Ignazio d’Urso tra il 1688 e il 1694, Sant’Anastasio diacono realizzato da Andrea De Blasio nel 1708, San Secondino Vescovo del 1698 e Sant’Urbano Papa del 1717.

In una vetrina della sala degli Exultet sono esposte due croci bizantine, che nel rito greco venivano scambiate in segno di pace, al cui interno, sotto le pietre preziose incastonate, erano scritti gli anatemi per chi violasse le reliquie custodite nei loro fori. Nella stessa bacheca, disposti su una mensola, due cofanetti rettangolari in avorio, vasi eucaristici del 12° secolo, e un cofanetto in avorio di forma circolare con lievi figure bizantine, databile al 10°.

Con gli occhi resi brillanti dagli argenti e dagli ori dei tesori di questa maestosa Cattedrale, il gruppo (foto 10) ha preso congedo da una giornata resa perfetta dal clima luminoso e ventilato. Rientro in perfetto orario, come da programma stilato da una delle artefici dell’iniziativa, Maria Rosaria Tavaglione, per un “percorso” indimenticabile della nostra Associazione.

Maria Mattea Maggiano

 Redazione

 

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