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30/03/2008

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La chitarra battente sale in cattedra per merito di Bennato e "Grande Sud"

Clicca per Ingrandire Edoardo Bennato ha portato al Festival di Sanremo la chitarra battente, uno dei simboli più nobili, belli e antichi della nostra terra. "Chitarra battente", "chitarra mandòla", "guitare en bateau", "guitare capucine", "guitare toscane", "chitarra a volta-wolbgitarre": molteplici denominazioni (i primi documenti sono del ‘600) per lo strumento a cinque corde, che fra il 18° e 19° sec. influenzò musica e danza italiane, giunto fino a noi quasi totalmente immutato. Si differenziava dalla chitarra spagnola (comunemente chiamata ancora oggi chitarra) per avere i tasti fissi fatti di sbarrette di metallo o avorio intarsiate sulla tastiera e il ponticello mobile, tenuto in posizione dalla tensione delle corde, probabilmente di metallo (ottone o acciaio a bassa tempera).
Essa trae origine quasi sicuramente dalla barocca, tuttavia, mentre questa ha subìto molte trasformazioni fino alla forma attuale, la battente, salvo particolari trascurabili, è rimasta per lo più identica. Non a caso, la famiglia dei liutai De Bonis, per la piegatura delle fasce, utilizza tuttora forme del '700. Diffusa fino ai primi decenni del '900, oggi è presente in Calabria, Cilento, Gargano, Campania, ma relegata in ambiti musicali sempre più ristretti, per cui gli artigiani hanno quasi smesso di costruirla.
Per il suo suono, perché la riteniamo simbolo delle tradizioni musicali italiane che attendono da tempo di essere protette, abbiamo votato al Festival, e invitato a votare, Bennato e la sua "Grande Sud". Ma la tutela sembra a portata di mano grazie alla “Convenzione dell'Unesco in materia di Patrimonio Culturale Immateriale”, che finalmente disciplina un settore, sinora scarsamente riconosciuto dal punto di vista giuridico, definito “cultura tradizionale”, “folclore” o “cultura popolare”, mirando a salvaguardare, promuovere e condurre attività di ricerca su forme di espressione culturale tradizionali quali musica, leggende, danza, nonché il sapere tradizionale relativo ad ambiente e tecniche artigianali, e ponendo l’attenzione a importanza della trasmissione orale e pluralità globale delle forme tradizionali di espressione culturale.
E' notizia recente che l’Italia, come accaduto in Francia, vorrebbe tutelare una miriade di beni che la logica terrebbe fuori dalla Convenzione, non perché immeritevoli di tutela, ma per essere già protetti, mentre sarebbe meglio privilegiare un patrimonio che, man mano che gli anziani portatori scompaiono, è destinato a scomparire con loro.
ANTONIO BASILE

 "punto di stella" APRILE 2008

 

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