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17/03/2009

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IN MEMORIA DI ZI NDREA

Clicca per Ingrandire Nato nel 1911 a Carpino Andrea Sacco è stato il massimo interprete della tradizione musicale del Gargano sia come cantore e suonatore di chitarra battente sia come depositario di un vastissimo repertorio di “sonetti”. Oltre al suo “sonetto” più famoso, “Accomë j’eia fa’ p’ama ’sta donnë”, due espressioni circolano più di altre intorno a “zì 'Ndrea”: "Chi suona e canta non muore mai" e "Io sto qua. Quando volete venire io sto qua". Oggi, a tre anni dalla morte, incominciamo a comprendere perchè esse continuano a rimanere nelle nostre menti. Prima di tutto perchè “zì 'Ndrea” non si riferiva a se stesso, alla sua persona quando ci diceva che non sarebbe mai morto. Infatti voleva dirci, con la semplicità e l'autenticità che lo contraddistinguevano, che ciò che lui rappresentava, il suo canto e il suo suono e il suo repertorio di "sonetti", non sarebbero mai scomparsi.

“Zì 'Ndrea” per quasi un secolo di vita ha sentito come una missione narrare il mondo orale e contadino perché sapeva che era l'unico modo disponibile per trasmetterci i valori di una civiltà che sarebbe di li a poco scomparsa. Sapeva che era uno strumento di trasmissione e che doveva fare di tutto per trasmettere il proprio “sapere” ad altri più giovani di lui, cosi come era da sempre avvenuto. Ma solo a conclusione del suo percorso di vita, “zì 'Ndrea” aveva capito e svelato al suo nuovo amico, Enrico Noviello, leader dei Malicanti che oggi lo commemora (leggi in calce; ndr), che non vi era pericolo, che ciò che si ostinava a trasmettere non sarebbe scomparso con lui. Ciò che lui aveva appreso da altri, altri lo avevano appresi da lui e a loro volta lo avrebbero trasmesso ad altri ancora e cosi per sempre.

Certo, le modalità e le occasioni della trasmissione sarebbero cambiate, e come sarebbe potuto essere diversamente!? Anche lui li aveva appresi in modo diverso dai suoi predecessori. Ma non sarebbe certo cambiata la funzione che essi svolgevano, cioè: veicolare simboli e valori. Ma Andrea Sacco ci aveva anche voluto dire che per proseguire questa magia, questo eterno rito magico, chi desiderava essere un nuovo strumento di trasmissione possedeva un modo efficacissimo per diventarlo: venire a Carpino a trovarlo!

No, non è sufficiente ascoltarlo, magari in un archivio sonoro. No, lo sa benissimo Enrico che occorre venire a Carpino sul Gargano. Occorre diventare un suo compagno. Solo a contatto con la comunità d'origine che li ricrea continuamente in funzione dell'ambiente, della loro interazione con la natura e la loro storia, i simboli e il sistema dei valori imbevuti e veicolati nei canti di “zì” Andrea Sacco vi saranno svelati.

Antonio Basile



"SENZA MAI SMETTERE DI GUARDARE INDIETRO”: la “memoria” di Enrico Noviello, leader del Malicanti.

Manca una settimana al venerdì 17 marzo 2006. Michelina, sua figlia, mi telefona, mi prega di dirlo anche a Elia. Andrea sta male, e forse stavolta non ce la farà, dice. Scendiamo, e incontriamo per l'ultima volta Z' 'Ndreijë da vivo, non parla ormai, e come sempre negli ultimi anni suoniamo noi per lui, cantiamo, Andrea approva con mugugni, suoni, vocalizzi che vengono da lontano. Andando via quel sabato lo baciamo come si bacia un bebè con la pelle liscia liscia.

Andando via ricordo la prima volta che andai a prenderlo da solo, in macchina, lo portavo a casa mia a Roma, era il 2001, Andrea aveva la sua borsa già pronta da chissà quante ore quando arrivai a prenderlo, mentre salutava Michelina sorridente sulla porta. Andavamo a cantare a Roma, era la cosa più importante di tutte, per lui, cantare e suonare, non importava cambiare letto e casa e abitudini, che a 90 anni non è mica come quando si è ragazzi, vista e mobilità di Andrea si erano già ridotte. Non la forza di vivere.

In macchina Andrea mi racconta una storia, lunga, intricata, avvincente, di un dottore e la Fortuna. Mi dice che è una storia vera perchè, una volta, l'ha letta su un libro, in Comune, e i libri riportano cose vere, “sennò uno perchè dovrebbe scriverle?” Entriamo a casa mia, due grandi librerie piene di libri. Andrea li guarda, parliamo, ceniamo, ce ne andiamo a letto, e solo allora mi chiede: “Ma tu li hai letti tutti?”

Qualche giorno prima di morire Andrea torna improvvisamente a parlare, prima qualche parola, poi intere frasi, e anche qualche strofa cantata di sonetto, Michelina mi chiama, “non ci crederai, papà sta di nuovo bene”. Stava bene qualche anno prima, mi ricordo, di anni ne compiva 90 quel giorno, e con Elia rimanemmo tutta la giornata a casa con lui. Ogni tanto veniva qualche amico e conoscente a fare gli auguri a Andrea, un pasticcino, un succo di frutta, e poi tornavamo ancora noi 3, scherzavamo sempre, fino a quando venne sera. Noi lo sapevamo, ma non potevamo dire niente.

Al balcone (proprio quello “che una volta era finestra”...) non ci voleva venire, insistemmo un po’. Andrea diceva: “Eh, è passata tante volte la banda qui sotto!...” come per dire “e che ci vengo a fare a vedere la banda?!”, poi si affaccia e vede che la banda è per lui, proprio per lui! Suona per Sacco Andrea, e allora si veste in fretta, usciamo in strada, a via Roma, e tutti i carpinesi gli fanno gli auguri. Ci sono tutte le figlie, le nipoti, gli amici, quelli vecchi e quelli giovani. A 90 anni è uno dei regali più belli che Andrea abbia mai ricevuto nella sua vita, il grazie di un paese, la riconoscenza, pizza, i Cantori, nei miei occhi z' 'Ndreij che balla con Maria, la grande...

Tante altre volte, invece, il paese non ha saputo rendergli grazie. Le istituzioni. Quanta fatica… quanta ritrosia… il sindaco di Carpino… la Provincia di Foggia… quante occasioni perse. Sempre brave, le istituzioni, a parlare del proprio passato in termini decorativi, o monumentali, ma del tutto incapaci, come direbbe Pasolini, di creare da esso nuova storia. Sarebbe stato bello avere il loro patrocinio sul libro che raccontava le memorie di una persona straordinaria, che poteva essere diffuso tra i giovani compaesani di Andrea, per non dimenticare l'origine. Sarebbe bello oggi, per andare a trovarlo al cimitero o per andare sotto il palco del Folk Festival, dover passare per “Via Andrea Sacco, cantatore e suonatore, di Carpino”.

Pochi giorni dopo l’ultima miglioria, il 17 Marzo 2006 si chiuse la bara, dopo una notte di veglia, dopo una notte di ricordi, il mantra con cui salutava Andrea (“io sto qui, quando volete venire, io sto qui!”) non lo avremmo più ascoltato.

Andrea aveva accompagnato personalmente il volgere di un secolo e di un millennio, a modo suo, con una canzone. Non sapeva che sarebbe stato l’emblematico traghettatore di un passaggio epocale. Andrea era rimasto per anni a testimoniare il mondo dal quale veniva, mondo in cui i sensi dominavano i sentimenti, mondo in cui la vitalità prorompeva sulle magnifiche sorti e progressive, in cui mistero e incongruenza avevano ancora un posto, senza doverlo pretendere o conquistare.

A volte, quando incontro giovani così giovani da non avere neanche i nonni capaci di mostrare loro la fessura, mi chiedo come faranno anche solo a immaginare che l'umanità non è stata soltanto dedita alla ragione, ai progetti, al consumo, al profitto, alla velocità. Che c'era invece, e c'è ancora andando a Sud nel mondo, una civiltà eroica perchè sempre sul punto di non sopravvivere per gli stenti, una civiltà di persone cariche di fatica e anche per questo di sensualità, puro vivente, costretti dalla Natura all'umiltà, al silenzio, al buio, capaci per questo di ridere a crepapelle, ridere e scherzare, giocare sempre, annusare la vita senza schermi. Affrontare qualsiasi cosa, qualsiasi paura, anche l'ultima, senza fare drammi, perchè questa è la vita, e non quell'altra.

“V'eì cantà la canzonë de lu duimilë
tuttë dicevënë chë ava finì lu munnë
lu duimilë jè arrivatë e nui contentë simmë statë
lu duimilë jè venutë e lu munnë nun è fërnutë

quannë jè fattë jurnë la mattinë
tuttë lu cielë stavë allumënatë
e la paurë ca tenavemmë a nujë c'è passatë”

L'eredità di Andrea è quella dei contadini, di religiosità antica anche se non credenti come Andrea, capaci di sentire il respiro lungo della terra e di farsene medium, con 5 semplici corde di ferro di una vecchia battente degli anni '20, con i giochi e la profondità di una voce che non può mai dimenticare la necessità di vivere mentre racconta e canta.

E come rideva, Sacco Andrea, quando ci cantava o ci recitava questo sonetto... Ce l'aveva fatta anche questa volta, il 2000 era arrivato, e lui era ancora lì, e ridevamo, ridevamo...

“Li cantorë di Carpinë son' tuttë malandrinë
tuttë lë serë ammaj' cantannë”

Ottobre 2008, suoniamo con i carpinesi a Melbourne, cantiamo le canzoni di Andrea Sacco, non senza dubbi, non senza remore, perché ogni volta sappiamo senza false modestie di poter accedere solo a una fiammella misera e flebile del mondo sensuale e potente che fu di Andrea. Quando finiamo, Rosa viene dritta verso di me, 90 anni, mi dà del “giovanotto”, e mi dice che le abbiamo ricordato quando le avevano portato a lei la serenata, tanti tanti anni fa. Le chiediamo di dov'è, “di Carpino” mi dice. Allora mi faccio coraggio, le chiedo se si ricorda chi era che le aveva portato la serenata, “certo”, mi risponde, “uno era Rocco Garëbaldë, e l'altro Sbarlagammë, Sbarlagammë figuriamoci me lo ricordo bene, con lui abitavamo nella stessa via, lì vicino via Roma...”, Andrea Sacco Sbarlagammë... mi sembra ancora di sentire la risata contagiosa di zì Andrea.

“Li cantorë di Carpinë son' tuttë malandrinë
tuttë lë serë ammaj' cantannë
ch'ammë onorà lu duimilë
che le canzonë antichë anna ijë nnantë”…

… senza mai smettere di guardare indietro…



  Ufficio Stampa Associazione Culturale Carpino Folk Festival (foto Ettore De Carolis-30.09.1987)

 

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