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01/03/2009

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Clicca per Ingrandire Sono a letto già da qualche ora.

La porta d'ingresso chiusa con violenza mi fa sobbalzare. Il rumore delle chiavi sbattute con forza sul tavolo è quello delle sere peggiori. Resto lì, supina. Il lenzuolo mi copre per metà la faccia, gli occhi serrati, le mani chiuse a pugno. Unico senso vigile, l'udito. Conoscendo perfettamente la casa, sono in grado di seguire ogni minimo movimento: il frigo che si apre e si richiude, come la porta, con violenza, l'imprecare quasi sussurrato a seguire lo spostamento della bottiglia, sollevata e riappoggiata sul piano della cucina a ogni sorso, sempre più lungo.

La “sua” rabbia cresce in rapporto a quanto riesce a mandarne giù. Dopo, quel traballare, quell'urtare fino ad arrivare a spalancare, quasi un'irruzione, la porta della camera. Immobile, trattengo il respiro, cerco di convincermi che non sta accadendo. Accende la luce. Poi, il consueto sbraitare… E il darmi della puttana è la cosa più carina che la sua bocca riesca a coniare. Penso: quello schifo, di nuovo! Non mi muovo, sento però il tintinnio della cinta sfilata dal pantalone.

Mi ripeto che devo rimanere ferma, mantenere gli occhi chiusi, lasciare lì il mio corpo e andare altrove, dove mi ha sempre portato la mente e come ho sempre fatto. Invece, non è in condizione di sostenere il consueto, volgare, contaminante atto sessuale e la cinta me la ritrovo addosso. E’ diventata una frusta. Inspiegabilmente, ha una forza inverosimile nel colpirmi. Malgrado il dolore resto pietrificata, ma sento la fibbia che imprime la sua forma su di me, sulle mie carni, in faccia, sul petto, sulle gambe… Insomma, ovunque possa far male.

Non soddisfatto, continuando a sbraitare, mi afferra per un braccio e in un attimo sono a terra, sotto i suoi piedi, e cambio posizione dopo ogni calcio che va a segno. Il dolore diventa insostenibile, dallo stomaco al basso ventre, dove sono colpita ripetutamente. Non so quantificare il tempo che passa, mentre tutto ciò ancora una volta si consuma, eppure finisce, in uno sconcertante silenzio.

Stremato prende posto nel letto soltanto cadendoci sopra. A terra, curva su me stessa, aspetto fino a quando non smetto di tremare, poi striscio fino in bagno, afferro con tutte e due le mani il lavandino e mi rimetto in piedi. Non m’importa più del domani, non m’importa della mia stessa vita… Voglio solo non essere qui.

Scerbanenka


[Un'indagine Istat ha messo in luce che il fenomeno della violenza sulle donne ha raggiunto in Italia livelli allarmanti, e che richiede risposte decise e immediate. Gli omicidi scaturiti dalla violenza di genere sono infatti superiori agli omicidi per mafia: muore una donna ogni tre giorni. Come si può ancora ignorare questa mattanza? (Silvia Della Monica, PD, capo Dipartimento per i Diritti e le Pari Opportunità nella precedente legislatura)

La violenza sulle donne è un fenomeno costante che riguarda tutte le donne e tutte le famiglie di ogni strato sociale. Il problema nasce da un conflitto irrisolto con gli uomini e da una mentalità ancora serpeggiante per cui sono le donne che ‘se la vanno a cercare’ o che ‘non sanno stare al loro posto’. (Natya Migliori)]

 Redazione

 

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