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01/02/2009

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“MI MUOVO A TENTONI”

Clicca per Ingrandire La porta si chiude alle mie spalle, accompagnata da un movimento del piede che fa invidia al tacchetto di un attaccante del nostro campionato. Appoggio le chiavi sul tavolo, con un unico gesto lancio la borsa sul divano e il cappotto sulla sedia. Mi dirigo in camera. Sulla poltrona, la tuta in ciniglia grigia. La prendo, stretta fino a sentirne il profumo di primavera dell' ammorbidente. Entro in bagno. Apro l'acqua calda: l'idea che di lì a poco scivolerò nella vasca mi anticipa il benessere che sto per provare.

Il vapore lentamente satura l’ambiente e come una ragazzina mi diverto a disegnare sullo specchio con l'indice destro. Proprio mentre sto completando l'ultima figura astratta, va via la corrente e mi ritrovo nel buio più totale. Ecco, penso, ci risiamo. Entrando ho acceso il forno, per trovarlo caldo a fine benessere, e insieme allo scaldobagno hanno provocato un eccesso di consumo. Mi muovo a tentoni ma con una certa sicurezza fin quando non sento il rumore di una sedia urtata in cucina. Cos'è stato? Provo a chiedere…

“Chi c'è?”

Per qualche attimo resto immobile cercando con gli occhi un minimo bagliore e con le orecchie un soffio di movimento.

“C'è nessuno?”

Mi faccio coraggio, ma mi sposto tenendo la schiena contro il muro. Con gli occhi non mi fermo un istante in cerca di qualcosa che mi rassicuri… e non è certo quel pulsante ansimare, non molto lontano da me, che ingigantisce nel cervello. A questo punto inizio a tremare, le ginocchia si piegano leggermente seguendo le leggere vertigini di cui divento preda, la bocca è secca, appena dischiusa, pronta a gridare aiuto! Mi avvicino lentamente all'interruttore e con la mano che fa da sé, mentre la testa è in tutt'altra direzione, cerco la levetta da portare su on.

Sto per darmi della ridicola, preda della suggestione, quando una mano blocca la mia e un'altra tappa la bocca. Non reagisco, divento una statua di bronzo, fredda e rigida, ma la mente ancora una volta mi soccorre e sussurra: chi cavolo ti sta facendo uno scherzo così idiota! Tento inconsapevolmente di muovermi, di parlare, respirare, ma la mano che mi ha liberato la bocca, con una rapidità tale da impedirmi di urlare, ha impugnato un coltello e non perde tempo a infilarmelo in gola e recidere il collo da destra verso sinistra.

L’azione non è immediata: posso seguire l’intero percorso della lama che subisce il movimento energico della mano decisa a guidarla, la leggera inclinazione che deve imprimere per arrivare quasi sotto l'orecchio. Piego la testa… cado sul pavimento… abbandonata dal braccio non armato che fino a un palpito d’ali fa mi sosteneva. Il sangue, che all'inizio sentivo scivolare sul corpo, ora pare riempirmi la bocca e salire sempre più su fino a chiudere l'ultima via percorribile dal mio respiro, dalla mia vita.

Scerbanenka

 Redazione

 

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