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05/01/2009

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DAL GARGANO AL “GATTOPARDO” IL PASSO SEMBRA BREVE

Clicca per Ingrandire Nell'ambito di una ricerca sistemica dell'ACCFF volta a ricostruire le condizioni ambientali nelle quali si sono perpetuate e tramandate le tradizioni musicali del Gargano, ci siamo imbattuti nel diario di Francesco Brancaccio di Carpino scritto durante i "Tre mesi nella Vicaria di Palermo nel 1860". La Casata dei Brancaccio, appartenente probabilmente alla dinastia Brancaccio di Napoli, con Don Luigi Paolo Brancaccio - nato a Palermo nel 1703 da Ignazia Muscella e dal marchese Giovanni I - ereditò dal padre il titolo di Marchese della Guardiabruna, e, tramite il matrimonio contratto nel 1738 con Felicia Vargas, Principessa di Carpino e Duchessa di Cagnano, divenne Principe di Carpino e Duca di Cagnano.

Luigi Paolo Brancaccio amministrò le terre di Carpino e Cagnano per 17 anni e morì nell'anno 1776. I figli di Luigi Paolo e di Felicia assunsero il cognome Brancaccio-Vargas. Donna Felicia morì all'età di 52 anni e le terre di Cagnano-Carpino passarono allora nelle mani di Giovanni, primogenito maschio, fratello gemello di Ignazia, nato nel 1739. Quando Giovanni ereditò il feudo, nel 1755, aveva 16 anni e fu principe di Carpino e duca di Cagnano per 39 anni. Nel 1771 Giovanni convolò a nozze con Camilla, figlia dell'aristocratico Nicola Pirelli.

Dopo un anno di matrimonio, Giovanni e Camilla misero al mondo un bambino di nome Luigi Paolo, come il nonno, il quale entrò in possesso delle due terre alla morte del padre, avvenuta nel 1794, e le mantenne per altri 12 anni. Nel 1806 Luigi Paolo II sposò Donna Anna Maria Caracciolo, figlia di don Petraccone. A Luigi Paolo II succedette il secondogenito Pietro (da don Petraccone), duca dal 1831, dato che il primo nato, chiamato Giovanni, era morto quando aveva solo due anni di età. Dal 1806, quando le leggi eversive cancellarono la feudalità, i principi rimasero tali solo di nome e, insieme alla giurisdizione, perdettero ogni altro diritto feudale. L'ultimo principe di Carpino e duca di Cagnano fu pertanto Luigi Paolo Brancaccio II, figlio di Giovanni e Camilla Pirelli.

Del Casato di Carpino appartenne Francesco Brancaccio (?) che, giovanissimo, nel 1860 si trovava a Palermo insieme ad altri aristocratici del Regno di Sicilia schierato con Garibaldi nella missione dei Mille. In realtà, come racconta lo stesso Brancaccio, "non ci interessavamo molto di politica e pensavamo solo a goderci la vita e a divertirci". Francesco e i suoi amici divennero cospiratori solo per divertimento arrotolando cartucce tra un valzer e l'altro.

Dalla lettura del suo diario e dei testi di altri autori si evince subito e in modo chiaro che Giuseppe Tomasi di Lampedusa prima di cominciare a scrivere il suo libro "Il Gattopardo" lesse molte opere su Garibaldi e i Mille in Sicilia e tra questi anche il diario di Francesco Brancaccio di Carpino. Le ragioni di quest'ultima affermazione sono molte perché molteplici sono le analogie presenti su entrambi i testi e nelle descrizioni che i due autori fanno dei loro personaggi.

La prima analogia è quella che riguarda il rapporto tra Brancaccio, orfano e liberale, e suo zio Francesco De Silvestri, il sostenitore borbone. Esso sembra suggerire il rapporto tra Tancredi e suo zio, il Principe di Salina (protagonisti di “Il Gattopardo; ndr). Altra analogia è quella che riguarda proprio la figura del protagonista principale Tancredi, verosimilmente il Corrado Valguarnera di Niscemi del diario di Brancaccio. Perché? Per tre ragioni: 1. era un nipote di Lampedusa, 2. sposò un ragazza plebea come Tancredi, 3. fu un entusiasta sostenitore di Garibaldi come Tancredi.

Altra analogia è la presenza nel romanzo di Lampedusa dell'invisibile moglie di Don Calogero che sembra essere stata suggerita dalle tre figlie del "Cavaliere di Paglia" che sono state sempre "nel paese" di cui racconta Brancaccio. Ma, ad avvalorare la tesi, è soprattutto il comportamento esteriore di Tancredi e il suo modo brioso di fare la rivoluzione che ricorda tantissimo quello di Brancaccio e dei suoi amici perché entrambi affrontano la rivoluzione del 1860 come un'avventura con poche battaglie e niente disciplina. Infine concludiamo con "La bella Gigugì" cantata in Brancaccio dai garibaldini alla presa di Milazzo che torna nel Gattopardo intonata dai galoppini continentali durante la campagna per il plebiscito.

Fu, allora, uno dei galantuomini del Gargano a ispirare il celebre romanzo "Il Gattopardo"? Agli storici la sentenza.

Antonio Basile


Biografia utilizzata
* Tre mesi nella Vicaria di Palermo nel 1860 ; Le barricate - Milazzo
di Francesco Brancaccio di Carpino - Pubblicato da P. Ruggiano & figlio, 1901
* L'ultimo gattopardo: vita di Giuseppe Tomasi di Lampedusa
di David Gilmour - Pubblicato da Feltrinelli Editore, 2003
* Chiaroscuro di un mito - Note sulla letteratura garibaldina
di Salvadore Comes - Pubblicato da Colombo, 1972
* Il Gattopardo
di Giuseppe Tomasi di Lampedusa - Pubblicato da Feltrinelli Editore, 2002
* L'agonia feudale e la scalata dei "galantuomini"
di Leonarda Crisetti Grimaldi - Pubblicato da Ed. del Rosone, 2007


 Ufficio Stampa Associazione Culturale Carpino Folk Festival

 

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