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04/01/2009

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MONTE PIANGE IL SUO CANTORE

Clicca per Ingrandire Nella prima mattinata di ieri 3 gennaio, stroncato da un infarto a 87 anni, ci ha lasciato Michele Totaro, in arte “Cequétte” (nella foto; ndr), dopo una vita in gran parte dedicata alla musica popolare di Monte Sant’Angelo. Con lui muore un pezzo di storia della cittadina garganica e scompare un altro grande custode della nostra identità culturale, un uomo che ha contribuito, insieme a molti altri, a trasmettere valori e saperi costruiti da milioni di uomini e donne nel corso di migliaia di anni.

Fin da giovane, con gli inseparabili amici “Vairottë” e “Giudecicchië” (anche lui scomparso pochi anni fa), gira il mondo col gruppo folkloristico “La Pacchianella”, diventando uno dei pionieri della nostra musica popolare. Ce lo ricorderemo come è apparso nella sua ultima apparizione in pubblico, a Monte Sant’Angelo, durante il festival “Storie di Musica Popolare”, quando ha allietato l’uditorio con acuti straordinari, ma soprattutto con battute esilaranti, facendo divertire gli oltre cinquemila spettatori presenti.

Lo scorso anno aveva costituito il Gruppo “Cantori di Monte Sant’Angelo” grazie alla passione dei suoi amici e compagni Michele Diurno (58 anni), Giovanni Notarangelo (59), Francesco Notarangelo (57), Paolo Rinaldi (68), Francesco Lauriola (71), e all’aiuto concreto di Peppe Totaro, leader dei Tarantula Garganica (che ne ha registrato e prodotto il primo lavoro discografico intitolato “All’usë antichë”, contenente 12 brani tra canti alla stesa, serenate d’amore e tarantelle), allo scopo di non far morire la tradizione del canto popolare dei nostri antenati visto che le famose canzoni a “stesa” stanno ormai quasi scomparendo. Il gruppo si prefiggeva, e si prefigge, di far conoscere ai giovani, cui trasmetteva voglia di vivere e sorridere, i canti che si sentivano per le strade tanti anni fa.

Nell’occasione dissero: “Abbiamo voluto esprimere le nostre emozioni col canto e il racconto di storie destinate all’oblio, serenate della nostra terra, della nostra gente, di quegli uomini di un tempo passato impigliati tra gli alberi dei boschi secolari del Gargano o infangati nelle paludose terre del Tavoliere delle Puglie”, auspicando che il loro progetto fosse d’impulso ai giovani per custodire e tramandare la memoria storica delle tradizioni popolari locali.

Gente come lui ci ricorda i valori che accomunano la nostra storia e ci rendono orgogliosi di essere garganici e soprattutto Montanari. Grazie Michele, ci ricorderemo sempre di te. Con te, scompare un pezzo della nostra storia, che i tuoi amici, “i Cantori di Monte Sant’Angelo” sapranno certamente ricordare con gioia e affetto.

 Il diario montanaro (e altre)

 

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