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18/11/2008

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IL NEO-PRESIDENTE USA SCRIVE AL NOSTRO EDITORIALISTA

Clicca per Ingrandire Se Barack Obama vorrà organizzare la sua macchina presidenziale o caratterizzare il suo mandato alla Casa Bianca, così come ha impostato l’innovativo meccanismo elettorale, che lo ha portato alla storica vittoria (da lui definita di tutti gli americani), per l’Occidente, l’Oriente, l’Europa e il mondo intero sta per suonare una sveglia rivitalizzante, pari a una vera e propria doccia gelata. Tempi dettati dai ritmi impulsivi della fibra ottica. Pause lunghe appena l’intervallo tra due note di rhythm and blues. Messaggi irradiati in ogni angolo del pianeta con un solo click sulla tastiera del computer. Il futuro avanza gioioso e chi ci modella sopra le proprie aspirazioni è votato decisamente al successo.

La campagna elettorale di Barack Obama farà storia. Entrerà nei manuali di studio, sarà oggetto di analisi e speculazioni sociologiche, diventerà modello a cui ispirarsi per gli aspiranti candidati di qualsiasi ordine o grado dei prossimi decenni. Un accurato congegno mediatico imperniato sulla piattaforma del web, capace di testimoniare la concreta volontà di innovazione (il cambiamento) perseguita dal candidato alla Casa Bianca. E nel contempo, di rastrellare una quantità impressionante di piccoli contributi individuali. Una sorta di appello alla Yunus, l’economista indiano inventore del microcredito, premiato da una cascata di donazioni. Tante da decidere di poter fare a meno del finanziamento pubblico elettorale e ai limiti di spesa correlati.

Un contatto costante e puntuale, in tutti i momenti cruciali del lungo percorso presidenziale, da parte dell’intero staff e dello stesso Obama, oltre che di sua moglie Michelle e del futuro vicepresidente Biden. Una insistente, gentile e coinvolgente richiesta di sostegno, che per diversi motivi, alcuni molto personali, (un nonno emigrato, mio omonimo, sepolto a Washington) mi ha fatto rispondere tre volte con piccole donazioni. Come hanno fatto in tanti dal mondo intero. pur non essendo tra i votanti in America. Ma che ha toccato l’apice dell’inverosimile la notte tra i 4 e il 5 novembre.

Ero davanti al televisore, per seguire in diretta l’arrivo dei risultati elettorali americani. Aveva appena parlato McCain, riconoscendo la vittoria dell’avversario, e le telecamere fissavano il palco di Chicago dove si aspettava il neo presidente per il suo primo discorso. Sento squillare dal mio computer acceso l’avviso per l’arrivo di una nuova e-mail. Penso a qualche amico che sta seguendo le stesse immagini.

L’e-mail aveva come mittente Barack Obama. Ho pensato immediatamente alla straordinaria efficacia della sua macchina organizzativa e, mentre il mondo intero era in attesa del nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America, insieme a milioni di altri destinatari, abbiamo letto con emozione quanto segue: “Sto per dirigermi al Grant Park per parlare a ognuno delle migliaia di amici là convenuti, ma prima sento il dovere di scrivere a te. Insieme abbiamo appena fatto la storia. E non voglio che ti sfugga come ciò sia stato possibile. Tu hai fatto la storia ciascun giorno della campagna elettorale, ogni volta che hai bussato a una porta, fatto una donazione, parlato con la tua famiglia, gli amici ed i vicini del perché credi che sia tempo di cambiare. Voglio ringraziare tutti coloro che hanno dedicato tempo, talento e passione in questa campagna. Abbiamo molto lavoro da fare per riportare in pista il nostro Paese, e mi farò vivo presto a proposito del da farsi. Ma su una cosa voglio essere molto chiaro…Tutto questo è successo per te. Grazie. Barack”.

Capite perché di fronte a tale distante e disarmante sensibilità valesse la pena rimanere svegli, per vivere un momento così intenso da raccontare con orgoglio a figli e nipoti, condividendo con gioia e senza pudore la commozione e le lacrime di Jessie Jackson in diretta televisiva?

Antonio V. Gelormini

 Redazione

 

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