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18/11/2008

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IL PETRUZZELLI DA “NDERR A LA LANZE”

Clicca per Ingrandire Peccato che non lo sappia scrivere nel colorito del più tipico intercalare barese, ma il commento spontaneo e risentito, colto sulla banchina di “Ndèrr ’a la lanze” (caratteristica location sul Lungomare dove si mangia il famoso “crudo”; ndr) tra i banchetti dei pescatori locali, meglio non poteva fotografare lo stato d’animo di un’intera città alla lettura dei titoli dei giornali, che annunciano l’arrivo a Bari dei ministri Bondi e Fitto, proprio il 6 dicembre, per ispezionare il Teatro Petruzzelli.

“Se alle prime della Scala volavano uova marce, qui potrebbero volare polpi in faccia”. Questa in sintesi la reazione alla notizia e all’atteggiamento delle autorità governative, vissuti come una sorta di provocazione collettiva, prima ancora che una “beffa” al primo cittadino, Michele Emiliano, protagonista di un singolare braccio di ferro per la riapertura del Politeama.

Qualcun altro, sfogando la rabbia sbattendo a terra con più forza il malcapitato polpo, accompagna l’invettiva dandole prospettiva: “Se non vengono per riaprire il Teatro, è meglio che stiano alla larga da Bari anche dopo, nei mesi successivi. Diciamo almeno fino ad agosto”. Alludendo chiaramente all’incombente campagna elettorale e alla consueta processione dei politici a caccia di consensi.

A questo punto davvero non si capisce l’atteggiamento autolesionista, che sembra essere sordo alle esortazioni provenienti da ogni dove e che dà l’impressione di mirare solamente a bruciare la fatidica data del 6 dicembre. Fissata inesorabilmente con un impegno pubblicamente assunto, dopo oltre 15 anni di immobilismo, e garantito dall’implacabile countdown dell’orologio a Piazza del Ferrarese.

Adesso basta! Da quel mare alle sua spalle, insieme a San Nicola, si annunci una nuova e radiosa aurora, che accenda nuovi riflessi sul Teatro che tutti ci invidiano. Si spengano le fiamme polemiche, che troppo a lungo ne hanno avvolto i muri e i decori. Torni a vibrare il suono armonico e l’acuto di una città in cerca di riscatto, per testimoniare un’antica e raffinata attenzione alla cultura non solo musicale. La terza campanella di un interminabile intervallo è suonata. L’unicità dell’acustica del Petruzzelli, prima che s’alzi il sipario, adesso esige rigoroso silenzio.

Antonio V. Gelormini

 Redazione

 

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