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05/11/2008

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Gli OGM non fanno più paura (... all”estero)

Clicca per Ingrandire Il Rotary Club Gargano, presieduto da Mariarosa Zagaria (foto 1 e 2 sotto, a ds.; ndr), ha organizzato all’Hotel “Pietre nere” di Rodi Garganico una conferenza sulle Biotecnologie. Relatore Giovanni Laidò (foto del titolo). “Parlare qui di biotecnologie vegetali è difficile, richiede un minimo di conoscenze di base della biologia” - ha esordito il giovane ricercatore rodiano, che ha focalizzato l’attenzione dei rotariani con “slides” sugli OGM (organismi geneticamente modificati). Un tema fortemente dibattuto, complesso e controverso. Una biotecnologia che utilizza le molecole fondamentali della vita presenti in tutti gli organismi viventi: il DNA.

Sull’opportunità della sperimentazione degli OGM incidono rilevanti fattori socio-economici. Le esigenze umane sono aumentate rispetto al passato, mentre gli spazi del territorio a disposizione per l’agricoltura sono sempre gli stessi. In Italia si è scelto il biologico, che non è certo in grado di risolvere i problemi alimentari del paese. Che fare? E’ necessario aumentare le rese. Gli OGM stanno avendo applicazioni in grado di risolvere problemi di un certo spessore. Sono inseriti soprattutto in alcuni prodotti che stanno registrando rese altissime: soia, colza, cotone e mais, quattro specie transgeniche immesse sul mercato, autorizzate dal governo e ormai accettate da coltivatori e consumatori.

Queste specie vegetali sono state modificate per debellare un insetto che si nutre del midollo del fusto. Nel mais e nel cotone è stato inserito un gene che produce una tossina letale per la larva, ma non fa male all’uomo. Nel mais non tocca la pannocchia, solo il fusto. Nel 2006 sono state risparmiate 200mila tonnellate di insetticidi, un grande risultato contro l’inquinamento ambientale.
Si stanno sperimentando alimenti transgenici funzionali: riducono gli indici del colesterolo e della
glicemia. Esistono patate in grado di somministrare il vaccino contro l’epatite B, spinaci contro l’HIV, pomodori in grado di prevenire malattie cardiache o il cancro.

Gli asiatici si nutrono prevalentemente di riso OGM; per ovviare alla carenza di vitamina A, è stato inserito nel riso il gene che produce carotene. Australia, Cina, India e America, i paesi più avanti nella ricerca. Riguardo alla commercializzazione, possiamo star sicuri: prima che un OGM venga immesso sul mercato, vengono valutati i fattori nutrizionali, allergenici, e così via. La procedura sperimentale è lunghissima.

“Se un prodotto contiene una soglia superiore allo 0,9 percento, si deve porre obbligatoriamente l’etichetta OGM. Su questo possiamo essere abbastanza sicuri - rassicura Laidò. - Certo c’è bisogno di un organo di controllo internazionale, affinché non vi siano abusi da parte delle multinazionali e di paesi come l’Arabia Saudita che producono OGM completamente fuori da ogni normativa, ma il vero problema resta la transgenesi. Svantaggi possono derivare dalla diffusione del gene fra due specie diverse: dalla pianta transgenica a quella selvatica. Gli scienziati - aggiunge - stanno facendo di tutto per ovviare al problema della diffusione del polline, cioè il flusso genico da OGM a piante spontanee. Si sta sperimentando una nuova tecnologia che si spera pronta tra qualche anno: trasformare il DNA degli organelli è la soluzione su cui si lavora per ovviare alla diffusione del polline transgenico. C’è una competizione all’ultimo sangue tra vari centri di ricerca per prendersi questo brevetto”.

Laidò ha spiegato come i meccanismi per immettere OGM sul mercato siano diversi. In America vige il principio dell’equivalenza: se il prodotto transgenico è uguale a quello convenzionale può essere immesso tranquillamente sul mercato. In Europa è diverso. Una direttiva regolamenta la coltivazione su larga scala e la sperimentazione, raccomandando di applicare il “principio di precauzione”. La coltivazione è possibile se vengono applicate barriere fisiche (vere e proprie reti che catturano il polline per impedirne la diffusione) e barriere biologiche (coltivazioni intorno al campo coltivato con OGM) che permettono ai centri di ricerca di sperimentare sul campo sia le applicazioni biotecnologiche già disponibili sia quelle di nuova invenzione.

Questo accade in tutta Europa, non in Italia. I ricercatori italiani sono costretti a fare le valigie per l’estero. “Il paradosso - continua Laidò - è che pur recependo nel 2003 la direttiva europea, l’Italia di fatto ha completamente bloccato la ricerca. Per poter pubblicare la scoperta di un nuovo gene, noi scienziati abbiamo bisogno di sperimentare sul campo, oltre che in laboratorio, applicando il principio di precauzione. Ciò non è affatto possibile in Italia, mentre altrove si procede a un ritmo galoppante per riuscire ad accaparrarsi le conoscenze relative alla genetica, alla genomica. Questo non va bene - conclude. - La ricerca sulle biotecnologie non può essere bloccata, deve andare avanti! Non possiamo più permetterci di pagare, a carissimo prezzo, i brevetti agli altri Stati!”

Teresa Maria Rauzino


CHI E’ GIOVANNI LAIDO’ - Il giovane ricercatore rodiano ha al suo attivo un curriculum importante: laurea specialistica (110 e lode) in Biotecnologie Vegetali presso l’Università di Modena-Reggio Emilia; Premio “Chiriotti Editori” per la migliore tesi di laurea nel settore delle “Scienze e Tecnologia dei cereali”; dottorato di ricerca in biologia vegetale a Padova, cui è seguita un’esperienza di sei mesi in Australia (Università di Adelaide); borsa di studio triennale al Centro di Genomica cerealicola di Foggia; numerosi seminari in vari centri di ricerca italiani; saggi pubblicati su varie riviste scientifiche.

 Redazione

 

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