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01/01/2008

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LE NOSTRE INCHIESTE (1)... dopo Torino dito puntato su: LE MORTI BIANCHE!

Clicca per Ingrandire Parte con questo numero una serie d'inchieste su fenomeni di rilevanza sociale. L’occasione per aprirla ce la offre purtroppo la tragedia di Torino (sede di molti nostri conterranei) nella ThyssenKrupp, ennesimo sciagurato segnale di un fenomeno sconcertante e riprovevole che - nonostante gli attuali progressi sociali e civili - continua a verificarsi nelle fabbriche, nei cantieri e in altri luoghi di lavoro. Fenomeno che va sotto il nome di morti bianche (non dimenticando gli incidenti invalidanti).
E’ mai possibile che nel 21° secolo un lavoratore nell’espletamento delle proprie mansioni, debba trovarsi nella condizione - peraltro assurda in una società progredita dal punto di vista dei diritti - di dover rischiare quotidianamente la vita o rimanere invalido per il resto della propria esistenza, ovvero di contrarre un tumore a causa dell’inalazione di sostanze chimiche altamente cancerogene? (Gli esempi delle famigerate Enichem/Manfredonia e Italsider/Taranto, tanto per rimanere nell'ambito del nostro territorio, sono fin troppo eloquenti.)
Un interrogativo del genere non può non invitarci tutti a sviluppare una doverosa riflessione in merito al rapporto tra lavoro e profitto negli odierni sistemi economico-produttivi. Anteporre il profitto al diritto alla sicurezza di chi lavora o subordinare l’uomo con le sue necessità alla tecnologia (considerando l’una più importante dell’altro) rappresentano inequivocabili segni di regresso morale, poiché generano violenza e iniquità contro il genere umano (prima e seconda Rivoluzione Industriale presentano un’infinita serie di esempi storici di tale natura).
La teologia cattolica sottolinea che nell’ambito della vita civile la centralità dev'essere riconosciuta all’uomo, con le sue esigenze fondamentali e la sua dignità, non alla logica del profitto o alla tecnica. Le culture politiche cristiano-democratica, laico-liberale e socialista (che hanno ispirato la nostra Costituzione repubblicana e riscuotono ancora consensi nell’opinione pubblica italiana) riconoscono come imprescindibili i diritti di chi lavora sanciti dallo Statuto dei Lavoratori e formulato dall’insigne giuslavorista Gino Giugni ed entrato in vigore trentasette anni or sono.
Anche nella triste circostanza torinese, il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha denunciato con vigore lo scandalo delle morti bianche e dell’assenza di condizioni di sicurezza in non pochi ambienti lavorativi. Pertanto, non possiamo che definire intollerabili le situazioni di insicurezza, che mettono costantemente a repentaglio vita e salute, e trovano origine nella negligenza dei responsabili di aziende private e pubbliche, interessati più ai lauti guadagni che ai diritti insopprimibili di chi - con propri sacrifici e competenze - gli garantisce utili elevati.
E' giunta l'ora ormai (non se ne può più!) che sindacati, partiti politici, associazioni di cittadini, Chiesa cattolica e organi d'informazione sensibilizzino le istituzioni rappresentative e di governo su un tema sempre più devastante, al fine di promuovere il varo di una legislazione più severa in materia di sicurezza, che preveda maggiori e più capillari controlli nelle aziende nonché l’intensificazione di attività e iniziative educative a favore dei lavoratori attraverso l’organizzazione di corsi di formazione e aggiornamento sulle norme di sicurezza e sulla prevenzione degli incidenti.
In Italia ogni anno l’elenco di morti e feriti gravi sta assumendo i connotati angosciosi e inquietanti di un bollettino di guerra. Evitiamo volutamente di darne i numeri. Siamo dunque tutti chiamati a fermare questa violenza contro l’umanità che non può trovare alcuna forma di giustificazione, per dare ulteriore impulso al progresso della democrazia, della pace sociale e della civiltà.
gianluigi cofano

 "punto di stella" GENNAIO 2008

 

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