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13/09/2008

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CONDANNATI A PEDALARE

Clicca per Ingrandire L’effetto è quello scenografico di un cartoon, con un’Italia elasticizzata che si accorcia e si restringe al Nord, grazie all’alta velocità, ma inevitabilmente si allunga a dismisura verso Sud, sfilacciando le sue distanze fino quasi a spezzarle, come accade ai fili della mozzarella sul trancio di pizza addentato appena sfornato.

Aeroporti inadeguati, per la loro location, a servire confortevolmente le aeree della regione a più alto tasso di ricettività (Gargano “docet”). Strade provinciali spesso ridotte a mulattiere, nonostante il numero di automezzi sia esponenzialmente cresciuto negli ultimi decenni. Rete ferroviaria da incubo. Accresciuto dal fatto di essere la più estesa d’Italia, dal potenziale atavicamente inespresso, e di essere tra quelle peggio gestite da quell’identità nazionale monopolista rappresentata da Trenitalia. E se non bastasse, ora anche la beffa di treni passeggeri trasformati in tradotte. Quando non addirittura in vagoni merce o carro bestiame, con le sole tariffe, quelle sì, elevate a standard europei.

Un percorso accidentato che ha reso gli spostamenti, verso e dalla Puglia, fin troppo in linea col verosimile recupero delle tradizioni legate alla transumanza. Sulle sue vie di comunicazione sempre più simili a tratturi, che si allunghino nei cieli o si intreccino con le convergenze parallele delle strade ferrate, la parte più debole dello stivale è a rischio. In queste condizioni il tacco è molto facile che si spezzi.

Per la verità abbiamo fatto non poco per assicurare il nostro contributo alla piega degli eventi. Presi dalle rivendicazioni di campanile, gli sguardi sono rimasti fissi sugli ombelichi. Perdendo la prospettiva di orizzonti più profondi. Fino a scambiare il contentino dell’alta capacità ferroviaria (percorribilità contestuale e veloce nei due sensi), sul tratto Bari-Napoli, con l’alta velocità. Destinata a essere prerogativa del Nord e tutt’al più della dorsale tirrenica.

Proteste, minacce e manifestazioni per evitare il by-pass della stazione di Foggia, per poi ritrovarsi tagliati fuori dalle direttrici del futuro. Condannati a pedalare, mentre altri riescono a volare anche senza la spinta delle ali. Bravi a prestare il fianco, perché troppo abituati ad accontentarci dell’uovo quotidiano, quando non addirittura a contendercelo, anziché fare squadra e organizzarsi una volta per tutte per allevare la gallina.

Se la nuova frontiera sarà il misurarsi sulla trasformazione delle problematiche in opportunità, per il Mezzogiorno si profilano non solo venti favorevoli, ma addirittura cicloni. Il capitale di criticità accumulate è tale da pareggiare, quasi, l’ammontare variegato di risorse assorbite nel tempo dal Nord. Creatività, intelligenze e professionalità, per metterlo a frutto, non mancano. Affrettiamoci a farlo e a farlo noi. Lasciarlo a nuove incursioni davvero ci farebbe meritare la condanna a perdere anche l’ultima bicicletta.

Antonio V. Gelormini
(gelormini@katamail.com)

 Redazione

 

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